Lo stato d’animo?

 

Lo stato d’animo?
Una via di mezzo tra un testimone oculare e un personaggio secondario in una commedia — ma senza mai distogliere lo sguardo dalla scena principale.

Ogni volta che entro in Consiglio Comunale, so già come andrà a finire: 16 contro 1. E no, non è il titolo di un film d’azione, anche se certe dinamiche meriterebbero effetti speciali.
C’è chi dice che non parlo.
Che i testi non li scrivo io.
Che sono il colpevole perfetto se qualcosa si blocca.
Che, se anche piove a Brusciano… forse è colpa mia.

La verità, però, è un’altra: i lavori — quelli per cui mi accusano di rallentare tutto — stanno andando avanti. Ma si sa, quando serve un bersaglio, qualcuno da indicare c’è sempre. Anche mentre si stendono tappeti rossi su procedure traballanti e si chiudono gli occhi su passaggi più tortuosi di una strada di montagna.

E poi ci sono i momenti teatrali: bigliettini che volano come frecce, parole suggerite come in un vecchio varietà. Sorriderei, se non fossi costretto a pesare ogni singola parola. Perché ogni frase può essere travisata, rigirata, strumentalizzata. Ma fa parte del gioco, no?

Quando tutto sembra essersi calmato, spunta sempre qualche “paladino dell’equilibrio istituzionale” — quelli che non siedono mai in aula, ma si riscoprono all’improvviso esperti di Costituzione, urbanistica e (soprattutto) moralismo a orologeria.

Io, però, non rincorro microfoni né riflettori. Ho scelto un altro campo: la rete. Qui non servono applausi telecomandati o monologhi scritti a tavolino. Qui si scrive, si legge, si riflette.
E soprattutto, si giudica.
Non io. Non loro. Ma il popolo.

Brusciano è attenta.
Brusciano osserva.
E Brusciano mormora.

Io non ho nulla da temere. Non mi sono mai nascosto. Non ho mai recitato un copione.
Ogni giorno scelgo la voce. E scelgo il rispetto.
Anche da solo. Anche se sembra una sfida impari.

Perché una cosa l’ho imparata: la verità non ha bisogno di urlare.


 Le basta esistere.

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