Promesse come fuochi d’artificio
Sono quasi quattro anni che mi sono appassionato alla politica.
E
in quattro anni, anche se sono pochi, ne ho viste abbastanza da farmi
una domanda che mi gira in testa spesso e che non riesco a capire.
Perché continuiamo a giudicare un politico solo da quello che promette prima delle elezioni?
Lo dico senza rabbia e senza puntare il dito a qualcuno in
particolare, io credo che non si possa escludere nessuno.
Lo dico
da uno che ci crede ancora, ma che ogni volta resta un po’ deluso
quando vede che le parole vanno veloci e i fatti arrivano piano. A
volte non arrivano proprio, e i politici trovano le scuse più
assurde.
Ci sono anche strumenti indipendenti che tengono il conto delle promesse fatte e di quelle davvero mantenute. E quasi sempre il risultato è lo stesso: tanta roba detta, poca roba fatta, o addirittura niente.
Io, da ragazzo di 25 anni, la penso così:
se mi prometti cento
cose e poi ne porti a casa trenta, per me non è una buona media, per
me hai fallito. Non perché non capisco le difficoltà, le capisco
eccome, anzi a volte vorrei non capire.
Ma perché prima di dire
cento dovresti guardare la realtà e dire quello che è possibile,
quello che realmente si può fare, no quello che suona meglio.
E forse qui dobbiamo cambiare noi il modo di scegliere, dobbiamo
svegliarci, non premiare chi la spara più grossa, ma chi parla
chiaro e poi lavora.
Anche se promette meno. Anche se non promette
niente, ma si prende la responsabilità di provarci sul serio.
Mi chiamo Ciro Guadagno, sono un consigliere comunale di Brusciano, e questo modo di fare politica mi appartiene.
E più la vivi, più capisci che non servono magie. Servono verità e passi fatti bene, uno alla volta.
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